“Un terapeuta che applica la teoria dell’attaccamento considera il suo ruolo come quello di chi fornisce le condizioni in cui il paziente può esplorare i propri modelli rappresentazionali di se stesso e delle proprie figure d’attaccamento con l’ottica di dar loro una nuova valutazione e di ristrutturarli alla luce delle nuove conoscenze che ha acquisito e delle nuove esperienze che ha avuto nella relazione terapeutica”.
Bowlby schematizza in cinque compiti o obiettivi
il ruolo del terapeuta;
1° obiettivo: “… Iniziamo con il compito del terapeuta di fornire al suo paziente una base sicura.
Questo ruolo è molto simile a quello descritto da Winnicott come holding e da Bion come containing …”2° obiettivo: “… assistere il paziente nelle sue esplorazioni
incoraggiandolo a prendere in esame il modo con cui intreccia relazioni con persone significative della sua vita attuale, quali aspettative abbia nei confronti dei propri sentimenti e dei propri comportamenti e nei confronti di quelli di altre persone …”3° obiettivo: “… incoraggiare il paziente a prendere in esame la relazione che ha col terapeuta …”
Bowlby specifica che le interazioni tra paziente e terapeuta nel qui e ora devono essere sempre al centro della terapia: “… entro questa relazione il paziente porterà tutte quelle percezioni, costruzioni e aspettative … che si originano da ciò che gli dettano i suoi modelli operanti di sé e dei genitori …”
4° obiettivo: incoraggiare il paziente a esplorare criticamente il proprio passato
5° obiettivo: la verifica dell'appropriatezza dei modelli operativi interni
o per dirla con le parole di Bowlby: “…rendere il paziente capace di riconoscere che le sue immagini (modelli) di sé e degli altri, derivate da passate esperienze dolorose o da messaggi distorti provenienti da un genitore, ma troppo spesso in letteratura male etichettati come “fantasie”, possono essere o possono non essere appropriate nel suo presente e futuro; oppure, in realtà, che non sono mai state appropriate e giustificate …”Inoltre, nel lavoro terapeutico così inteso, il terapeuta deve essere sempre consapevole di due aspetti:
1) Il primo è relativo all’origine dei meccanismi transferali del paziente,
che “… a causa delle sue esperienze negative passate, può non credere che ci si possa fidare che il terapeuta si comporti gentilmente o capisca i suoi imbarazzi. Oppure quelle inaspettate risposte attente e comprensive che il paziente riceve lo possono indurre a supporre che il terapeuta gli fornirà tutte quelle cure e quell’affetto che egli ha sempre desiderato fortemente, ma che non ha mai avuto. In un caso il terapeuta perciò è visto in una luce eccessivamente critica e ostile, nell’altro come pronto a fornire più di quanto sia realistico. Dato che, si ritiene, questi due tipi di errata interpretazione e di errata costruzione, con le emozioni e il comportamento cui danno origine, sono aspetti centrali dei problemi del paziente, bisogna che un terapeuta abbia la conoscenza più ampia possibile sulle molte forme che possono assumere queste errate costruzioni e anche sui molti generi di esperienze precoci da cui è probabile che si siano originate queste errate costruzioni. Senza le conoscenze di questo tipo un terapeuta non è nella migliore posizione per vedere e sentire il mondo come lo vede e lo sente il suo paziente …”2) Il secondo è relativo agli aspetti controtransferali del terapeuta:
“… il modo con cui un paziente costruisce la sua relazione con il terapeuta non è determinato solo dalla propria storia: è determinato allo stesso grado da come il terapeuta lo tratta. Così il terapeuta deve sempre impegnarsi a essere consapevole della natura del proprio contributo alla relazione il quale, insieme ad altre influenze, probabilmente riflette in un modo o nell’altro ciò che il terapeuta stesso ha sperimentato durante l’infanzia …”“… Quando il processo è iniziato il paziente comincia a vedere le vecchie immagini (modelli) per ciò che sono, i prodotti non razionali delle sue passate esperienze o di ciò che gli è stato detto ripetutamente, e quindi inizia a sentirsi libero di immaginare alternative che meglio si adattino alla sua vita attuale …”